Istruzione di genere, perchè tante polemiche?

Da qualche settimana il governo ha approvato il decreto della Buona Scuola che prevede varie riforme negli istituti, atte a migliorare la vita degli studenti e ad eliminare buona parte della burocrazia dando più poteri ai presidi che ora avranno un ruolo primario nella nomina degli insegnanti facenti parte del collegio docenti. Questo ha scatenato parecchie polemiche per il timore di favoritismi che potrebbero scavalcare le normali graduatorie, ma c’è un argomento del decreto che sta infastidendo ancora di più moltissime famiglie italiane, l’educazione di genere.

Fra le righe della Buona Scuola infatti si può leggere che, ogni istituto avrà l’obbligo di dedicare almeno una settimana nel corso dell’anno alla sensibilizzazione dei ragazzi su violenza, discriminazione e bullismo. Fin qui tutto bene, quello che però è sottointeso è che quando si parla di “discriminazione” si intende anche sensibilizzare i ragazzi ad argomenti come omosessualità, transgender, o concetti di famiglia non naturale. Questo sta facendo infuriare tantissime famiglie, cattoliche e non, che vogliono educare i propri figli in maniera tradizionale.

L’obbligo per legge all’educazione di genere o gender, non è stato accolto molto bene, ha anzi scatenato parecchie polemiche poichè non si sa bene in cosa consisteranno le lezioni su tali argomenti ne chi verrà invitato a parlare dei suddetti. Bisogna dire che già da qualche anno in Italia ci sono associazioni contro la discriminazione di gay, lesbiche e transgender che vanno per le scuole a parlare dei loro ideali, ma la scelta fino ad ora era a discrezione dell’ istituto.

Ci troviamo davanti a due ideologie che non possono convivere. Forse la soluzione migliore sarebbe dare una possibilità di scelta alle famiglie, un po’ come per l’ora di religione non obbligatoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *